giovedì 25 ottobre 2007

CLASS ACTION

Da qualche mese non si parla più della class action.
Eppure è la nostra salvezza contro le truffe perpetrate dalle multinazionali, dalla banche, dallo Stato, dalle compagnie telefoniche, dalle compagnie petrolifere. E’ semplicemente un’azione legale condotta da uno o più avvocati (studi legali) nell’interesse didiversi soggetti che sono incorsi nel medesimo problema. Esempi? Cirio, Parmalat, TangoBond, Banca di Roma, truffe miliardarie verso i cittadini.
Ma come dovrebbe essere una Class Action efficace?- Prima di tutto dovrebbe avere le stesse potenzialità di quella americana, filtrata dei possibili abusi che la stessa ammette.
- Ogni cittadino può farsi promotore della Class Action.
- La Class Action deve essere richiesta per qualunque atto illecito,omissione, inadempimento contrattuale che ha arrecato danni a unalto numero di cittadini. Tipici sono gli ambiti degli investimenti finanziari, assicurativi, telecomunicazioni, energia, salute, ecc.
- Prevedere una verifica preliminare da parte del giudice.
- Al fine di garantire che le proposte transattive siano compiute nell’esclusivo interesse della classe e non di quella degli studi legali che la seguono, le transazioni, per essere valide, devono essere votate dagli iscritti alla classe.
- In caso di transazione o di sentenza favorevole è previsto un meccanismo automatico di risarcimento gestito da un “curatore amministrativo” nominato dal giudice. Tutti i cittadini appartenenti alla definizione di classe (stabilita dal giudice) possono iscriversi per ottenere il risarcimento entro sei mesi dalla sentenza.
- Prevedere la possibilità di condannare l’azienda che ha commesso un illecito plurioffensivo non solo in rapporto al danno direttamente procurato, ma anche in rapporto al vantaggio economico ottenuto dall’azienda stessa.
- In caso di soccombenza della classe, nulla è dovuto agli avvocati che hanno avviato la class action, in caso di vittoria, la parcella è calcolata come percentuale dei risarcimenti ottenuti nella misura massima del 10%.
Cosa ha combinato il Governo? Prodi, Bersani, Rutelli, in varie occasioni su TV e giornali avevano preannunciato che non vogliono una Class Action all’americana, che tradotto vuol dire che non vogliono sentir parlare di proposte di legge presentate da Pedica (IdV), Poretti (RnP), Fabris (UDEUR), ma vogliono far approvare il ddl Bersani-Schioppa-Mastella che prevede:
1) il diritto di avviare la Class Action è riservato alle associazioni riconosciute dal Governo, cioè quelle che fanno parte del CNCU (pagate dallo Stato, le famose 16 sorelle). In questo modo si andrebbe a limitare il potere di questa legge, concedendo la facoltà di avviare la Class Action ad un’associazione che potrebbe non aver intenzione di avviare una causa contro chi gli versa i contributi pubblici. Tradotto, una Class Action controllata e filtrata dallo Stato. Non deve essere l’associazione a filtrare le Class Action, bensì il giudice.
2) Dopo aver vinto la Class Action, il singolo cittadino dovrà mettere mano al portafoglio e avviare un’azione giudiziaria per avere il risarcimento che gli spetta. Ed allora, a che serve la Class Action?
Per fortuna, il ddl si è arenato al Senato e per ora non se ne parla, ma è certo che bisogna vigilare...

giovedì 18 ottobre 2007

Tutte le battaglie di Beppe Grillo

da zeusnews.it
Oggi di va moda parlare male di Beppe Grillo: i milioni di elettori delle primarie sarebbero una risposta a Beppe Grillo, l'adunata romana di Fini la vera alternativa a Beppe Grillo, il nuovo movimento di Pezzotta la risposta ai problemi di Beppe Grillo e così via. Capita che perfino nelle prediche domenicali nelle chiese si senta parlare (senza che Grillo sia mai nominato) di profeti falsi che sanno solo criticare e che invece sono solo dei guitti.
Beppe Grillo da una parte non si cura molto di questo, ma dall'altra sembra fornire una risposta ai suoi detrattori e contribuisce a buttare benzina sul fuoco con l'uscita in libreria di un libro-antologia dal titolo "Tutte le battaglie di Beppe Grillo", autoprodotto grazie alla collaborazione con lo studio Casaleggio.
E' un libro che raccoglie in ordine cronologico (ma con un ricco e ragionato indice per nomi e argomenti in fondo) tutti i post più significativi, quelli che appunto hanno segnato le battaglie più importanti e le polemiche più discusse del blog di Beppe, fra i più letti nel mondo.
Il libro potrebbe avere anche un altro titolo: Io l'avevo detto. In effetti, un fil rouge collega le disparate battaglie che hanno preso le mosse dal blog: è il fatto che Grillo è stato uno dei pochi, isolato e incompreso, a parlare di certi argomenti, a portare avanti certe polemiche. In seguito altri, molti altri, gli stessi che lo criticavano per i toni esasperati, lo hanno poi seguito, ripreso, amplificato e imitato.
E' stato così per l'attacco forsennato al Governatore Fazio: per mandarlo via dalla sua carica Grillo ha raccolto soldi tra i lettori del suo blog per pubblicare un'intera pagina a pagamento su giornali italiani e stranieri in un momento in cui ancora il governo, i sindacati, il cardinale Ruini e l'opposizione si dividevano fra difensori, titubanti e debolmente critici. Oggi nemmeno il successore di Fazio Draghi degna di uno sguardo l'ex Governatore.
Poi c'è Tronchetti Provera: per anni preso di mira da Grillo, sbeffeggiato e accusato dai suoi post, mentre veniva onorato e riverito su tutti i media e in tutti gli ambienti. Oggi è stato costretto da una bufera finanziaria e giudiziaria a lasciare con ignominia Telecom Italia per rifugiarsi nella sua Pirelli.
Oppure pensiamo alla lotta per il Parlamento pulito, molto prima che la casta diventasse un best seller, e si mettessero in campo proposte in tutti gli ambiti per rinnovare e ripulire la politica. E non dimentichiamo gli inceneritori, prima dello spettacolo dei rifiuti bruciati per le strade in Campania che ha fatto il giro del mondo e stroncato la carriera di Bassolino.
Più recente è l'alleanza con Di Pietro (che sulla Tav la pensa in modo diametralmente opposto a Grillo ma che grazie a Grillo è diventato l'antimastella): l'unico che supera il 60% del gradimento degli italiani fra i ministri dell'impopolare governo Prodi.
Si può accusare Grillo di tutto, dall'incoerenza alla volgarità, dal qualunquismo alla demagogia, da blog ingovernabile alla mancanza di chiarezza sul suo futuro in politica o meno; ma è difficile non vedere che sul blog Grillo ha anticipato, scoperto e comunque denunciato con forza i maggiori bubboni italiani, le questioni più scottanti per la politica e la società italiana, quando tanti addetti ai lavori nella politica e nei media erano assenti o, peggio, conniventi.
Cosa Grillo farà da grande, cosa ne farà del consenso, della popolarità, del seguito che ha avuto finora, quali saranno le sue prossime mosse e le sue future battaglie? E' difficile saperlo; però finora il suo è stato un blog importante e anche utile.

mercoledì 17 ottobre 2007

UN PARTITO CRISTIANO DAVVERO (2)

E' un uomo politico italiano, ricopre dal 2005 l'incarico di segretario dell'UDC.
Nel 1992 Cesa fu indagato dalla Procura di Roma per abuso d'ufficio, insieme alla giunta del sindaco Franco Carraro, per presunti illeciti riguardo l'emissione di un finanziamento pari a 90 miliardi di lire destinato ad un incarico di censimento del patrimonio immobiliare del Comune. Cesa non viene condannato.
A partire dal 1993 ha avuto un processo intentato per concussione, accusato dai magistrati romani di aver riscosso una mazzetta di trecentomila euro per conto del ministro Gianni Prandini, subendo per questo in quell'anno un periodo d'incarcerazione, dopo alcuni giorni dall'ordinanza d'arresto. Inizialmente Cesa si sottrasse all'arresto, dal 6 all'8 marzo 1993, rimanendo due giorni in latitanza per poi consegnarsi spontaneamente al pubblico ministero.
Nelle fasi del processo ha ammesso il verificarsi del fatto, dichiarandosene però estraneo, in quanto i soldi non sarebbero stati destinati a lui ma a Prandini, all'epoca ministro dei lavori pubblici e presidente dell'Anas e all'ingegner Antonio Crespo (direttore generale dell'ente).
Cesa dichiarò di aver ricevuto [...] delle contropartite politiche da parte del ministro che sovvenzionava le nostre iniziative politiche.": il GUP riconobbe l' "ampia confessione dei fatti contestati".
Il 21 giugno 2001 è condannato in primo grado, insieme ad altri responsabili, a 3 anni e 3 mesi di reclusione per corruzione aggravata. Con lui, Prandini riceve una condanna a 6 anni e 4 mesi e a Crespo vengono dati 4 anni e 6 mesi. Le imputazioni confermate riguardano 750 miliardi di lire in appalti truccati, che hanno fruttato agli interessati 35 miliardi di lire in tangenti tra il 1986 e il 1993.
La Corte d'Appello ha annullato l'anno seguente la sentenza per aver riscontrato una incompatibilità del Gip: il Tribunale dei Ministri (assegnato per via del coinvolgimento dfel ministro Prandini), non può sostenere il ruolo accusatorio e deve restituire la causa al Gip di Roma, il quale dichiara gli atti del 2005 come "inutilizzabili" e dispone il "non luogo a procedere". Intanto, subentra la prescrizione del reato grazie alle modifiche alla legislazione attuate dal Governo Berlusconi.
Nel marzo 2006 è stato nuovamente indagato dalla procura di Catanzaro per truffa e associazione per delinquere, nell'inchiesta denominata "Poseidone": avrebbe "ottenuto illecita erogazione di circa 5 miliardi di lire" dalla Ue e dalla Regione Calabria per una società da lui fondata insieme al consigliere dell'Anas Giovanbattista Papello e a Fabio Schettini, ex capo della segreteria del commissario europeo Franco Frattini.
La Spb Optical Disk Srl, una sorta di scatola vuota messa in piedi - secondo l'accusa - solo per ricevere contributi comunitari in teoria destinati alla produzione di cd e di altro materiale informatico, e poi rivenduta a un altro imprenditore, il quale però si accorse che la società non era mai entrata in funzione, parte dei macchinari era ancora imballata, e la sede non aveva neppure superato tutti i collaudi. In compenso, era già indebitata. Il sospetto dei pm è che i quattrini destinati alla Optical fossero stati in realtà "reinvestiti" in un'altra impresa, la Data General Security Srl di Roma, riconducibile a un imprenditore siciliano, il massone Salvatore Di Gangi, e specializzata in sistemi di sicurezza: microspie, bonifiche telefoniche e ambientali. L'ufficio romano del Di Gangi era il punto di ritrovo abituale di Cesa, Schettini e Papello, nonché la sede della campagna elettorale di Cesa per le europee del 2004. I magistrati ipotizzano anche un vorticoso giro di tangenti a Forza Italia, Udc e An.
Ha destato infine reazioni critiche la sua proposta (seguita alla vicenda che ha visto il deputato Cosimo Mele coinvolto con delle prostitute) di istituire una specie di "indennità parlamentare contro le tentazioni" in modo che i parlamentari, spesso lontano dalla famiglia per motivi di lavoro, possano ottenere un contributo finanziario ulteriore, per fronteggiare i costi del trasferimento a Roma dell'intera famiglia. Ma questa è la parte migliore di Cesa...

UN PARTITO CRISTIANO DAVVERO

Deputato e dirigente dell'UDC dal 1996, è stato sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive con il governo Berlusconi II e con il governo Berlusconi III, con delega a rappresentare il Ministero presso il CIPE e presso la Conferenza delle Regioni. Attualmente è segretario di presidenza della Camera dei Deputati.
Il suo nome è emerso alle cronache soprattutto per essere stato uno dei protagonisti, insieme ad Emilio Colombo e Gianfranco Miccichè, dell'inchiesta-scandalo sul giro di droga e prostituzione nella "Roma Bene" e risultando dalle indagini come consumatore abituale di cocaina, oltre che per essere finito nelle intercettazioni delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia che hanno portato il 20 giugno 2007 alla chiusura per droga di un noto locale della Dolce Vita nei pressi di Via Veneto (Roma), poche settimane prima dello scandalo che ha coinvolto un altro deputato dell'UDC, Cosimo Mele. Nell'ordinanza del 19 novembre 2003 del Gip Luisanna Figliolia in cui si convalida l'arresto dello spacciatore Giuseppe Martello coinvolto nell'operazione antidroga della Procura della Repubblica di Roma, "emerge come Martello preservi a Galati, uomo di indubbia importanza, un trattamento particolare rendendosi disponibile a consegne anche in tarda notte, a consegne improvvise anche fuori Roma e non richiedendo mai un pagamento immediato".
Il 24 settembre 2007 ha sposato sul lago di Como la deputata Carolina Lussana della Lega Nord.
Il 15 ottobre scorso e' stato interrogato per circa tre ore dal sostituto procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, nell'ambito dell'inchiesta Poseidone sui presunti illeciti nell'erogazione di finanziamenti nel settore della depurazione in Calabria. Galati e' indagato per associazione a delinquere, truffa e violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il parlamentare era accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Gianzi e Sergio Rotundo. ''L'on. Galati - ha detto Rotundo al termine dell'interrogatorio - ha risposto alle domande del pm affrontando tutti gli argomenti che riguardano la sua posizione. Siamo sereni e attendiamo la valutazione del magistrato''. Poseidone e' l'inchiesta avviata dal sostituto procuratore Luigi De Magistris al quale fu revocata dal procuratore capo, Mariano Lombardi, dopo che il pm aveva inviato un'informazione di garanzia al sen. Giancarlo Pittelli, di Fi, senza informarlo. L'inchiesta sulla depurazione e' una delle tre sulle quali si sono concentrate le attenzioni degli ispettori del Ministero della Giustizia e che stanno alla base della richiesta di trasferimento di De Magistris avanzata al Csm dal ministro Clemente Mastella. Galati, nei mesi scorsi, aveva presentato alcuni esposti lamentando la sistematica divulgazione di atti riguardanti le indagini seguite da De Magistris e coperti dal segreto. Le indagini sui finanziamenti, per milioni di euro, destinati alla depurazione e' stata poi assegnata al sostituto procuratore Curcio. Secondo l'accusa originaria, nei finanziamenti vi sarebbe stato un intreccio di erogazioni in cui figurerebbero anche finanziamenti statali per la liquidazione dei quali, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe svolto un ruolo, attraverso il Cipe, anche l'ex sottosegretario Galati.

REPRESSIONE ON LINE

di Massimo Gaggi

Corriere della Sera. (New York)
A chi l'accusa di fornire da anni alla dittatura birmana programmi e tecnologia per sottoporre a censura informazioni e opinioni che circolano via computer, Fortnet, un'azienda di Sunnyvale, nella Silicon Valley, risponde che non vende i suoi prodotti direttamente, ma attraverso società intermediarie. Non sa quindi molto dei clienti finali, anche se ritiene che siano essenzialmente aziende private che acquistano «filtri» da utilizzare, ad esempio, per impedire al loro personale di accedere a siti porno. Fortnet, però, non sa cosa replicare quando gli investigatori di Open Net Initiative, osservatorio creato dalle università di Harvard, Oxford, Cambridge e Toronto per monitorare lo «stato di salute» di Internet, obiettano che tempo fa il capo delle vendite della società è stato ripreso dalla tv birmana mentre incontrava il capo del governo del Paese asiatico. «No comment » anche da altre società californiane come Websense e Blue Coat System, la cui tecnologia è usata per censurare la rete in Paesi mediorientali come Yemen ed Emirati. Blue Coat, invece, ammette tranquillamente di lavorare per il governo dell'Arabia Saudita; anzi, sembra orgogliosa di assistere un alleato degli Usa, anche se il governo di Riad non è esattamente una democrazia. Per tenere sotto controllo il web, Singapore, altra dittatura che ha forti legami con l'Occidente, si affida invece a SurfControl, società a capitale britannico ma basata in California.
Quanto all'Iran, non è chiaro quale tecnologia usi oggi: in passato ha sicuramente basato le sue censure sul sistema SmartFilter di SecureComputing, ma la società americana sostiene che Teheran l'ha usato illegalmente e non dispone degli ultimi aggiornamenti del programma.La rivoluzione digitale di Internet ha aperto nuove frontiere di libertà nella circolazione delle informazioni ma, com'era forse inevitabile, ha anche spinto molti governi autoritari a cercare di neutralizzare gli aspetti democratici della rivoluzione digitale. Chi pensava che imbrigliare uno strumento universale come la rete equivalesse a tentare di svuotare il mare con un secchio, chi era convinto che il regime comunista cinese non sarebbe sopravvissuto all'avvento della comunicazione a banda larga, sta rivedendo i suoi giudizi: a Pechino il Pcc rimane al potere, mentre Internet è soggetto a una severissima sorveglianza. E i giganti americani di Internet — Microsoft, Google, Yahoo! e Cisco Systems — sono stati ribattezzati dagli internauti «la banda dei quattro» per la collaborazione offerta alle autorità di Pechino nei loro interventi repressivi, nel tentativo di non perdere il ricco mercato cinese. Quello della Cina è il caso più macroscopico e discusso, ma la censura su Internet si sta sviluppando a macchia d'olio in mezzo mondo.
Secondo Open Net Iniziative (Oni), alcune repubbliche dell'ex Urss — soprattutto Bielorussia, Tagikistan e Kirghizistan — hanno ripetutamente smantellato interi siti web o bloccato quelli controllati da forze di opposizione nei periodi che precedono le consultazioni elettorali. L'elenco degli altri Paesi che cercano in un modo o nell'altro di mettere la «museruola» a Internet è lungo e comprende, oltre a quelli già citati, Egitto, Cuba, Corea, Siria, Tunisia e Vietnam. Apparentemente, invece, Russia, Malesia, Israele e Venezuela non hanno programmi governativi di intervento nella rete.
Quanto all'Europa, secondo l'organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione, ben 24 Paesi su 56 intervengono in qualche modo per limitare l'attività di Internet. Ma quali sono le tecniche d'intervento più comuni? C'è chi scatena attacchi di hacker contro i siti che danno più fastidio e chi, come la Cina, gioca d'anticipo e impone a chi vuole operare nel suo Paese di esercitare un'autocensura preventiva sui contenuti. L'Iran, oltre a censurare, ha bloccato i sistemi di comunicazione a banda larga in modo da limitare l'afflusso e la velocità di circolazione di testi e video. La misura più drastica l'ha adottata la giunta militare birmana che nei giorni della protesta ispirata dai monaci buddisti è arrivata addirittura a disattivare l'intera rete.Misure estreme che fanno notizia. Si parla meno dell'ordinaria censura, quella di routine, in genere attivata utilizzando programmi e tecnologie sviluppate da società americane di quella stessa Silicon Valley che ha regalato al mondo la libertà della comunicazione universale «a portata di clic ». Gli studi fin qui condotti escludono i Paesi democratici dell'Occidente: si dà per scontato che qui i controlli, quando ci sono, servano a combattere il terrorismo o la pornografia, non a censurare la libertà di espressione. In realtà anche in Europa non tutto è scontato, come nel caso della Germania che blocca siti e messaggi filonazisti.
Al Congresso di Washington è stato appena presentato il Global Online Freedom Act, un progetto di legge che punta a evitare che l'America continui a esportare software destinato a un uso politico repressivo. Non esistono soluzioni semplici sul piano tecnico (il software usato dai governi è abbastanza simile a quello sviluppato per combattere intrusioni nelle reti aziendali e anche nelle utenze domestiche), ma anche su quello politico il quadro non è del tutto nitido. Tanto più che nemmeno il Congresso si può considerare davvero indenne da tentazioni censorie. Prendiamo il caso Wikipedia: la recente indagine dalla quale è emerso che moltissime voci dell'enciclopedia «spontanea» sono state alterate dall'intervento di entità come la Cia, il partito repubblicano, la chiesa cattolica e quella anglicana, è stata avviata da alcuni neolaureati del California Institute of Technology dopo aver scoperto che numerosi parlamentari Usa avevano ripulito le loro scheda che compare su Wikipedia.

Libertà per Cuba

di Alessandra Farkas

«Generación Y è un blog ispirato a gente come me, nata a Cuba negli anni 70 e 80 e segnata dai giocattoli russi, le fughe illegali e la frustrazione» scrive Yoani Sánchez in www.desdecuba.com/generaciony/, prima di tuffarsi in una accorata critica di Fidel Castro e del suo regime che «non capiscono nulla dei nostri problemi».
In http://havanascity.blogspot.com/ Tension Lia si affida alle immagini, più che alle parole, per denunciare il profondo degrado dei tesori architettonici dell’Avana, un tempo il gioiello dei Carabi. Yoani e Tension Lia sono la punta di diamante di un fenomeno in crescita a Cuba: i blogger indipendenti che si sono scavati una breccia nel muro censorio del regime castrista, riuscendo a trasmettere al mondo una versione quotidiana realista e incensurata della vita sotto Fidel. Un’impresa tutt’altro che facile nell’isola votata da Reporters sans Frontières «uno dei 13 Paesi nemici di Internet» - insieme, tra l’altro, a Cina, Arabia Saudita, Iran e Siria - , perché in vario modo tiranneggiano gli utenti Internet e reprimono la libertà di espressione online.
WEB AL BANDO - Per aggirare il Grande Fratello, la Sanchez si camuffa da turista, finge un accento tedesco e si infila nella hall degli sfarzosi alberghi della capitale. Poi si siede ai tavoli riservati agli stranieri e sborsa sei dollari all’ora – due settimane di stipendio medio per un cubano – per una connessione Internet non controllata che le consente di accedere al suo sito, rigorosamente ospitato da server esterni. I netizen che raggiunge col suo Generaciòn Y sono quasi tutti fuori Cuba. Non una sorpresa per un paese dove soltanto 200mila degli oltre 11 milioni di cittadini hanno accesso al World Wide Web: il numero più basso di tutta l’America Latina. Il governo dell’Avana ha praticamente messo al bando le connessioni Internet private e i cubani sono costretti a recarsi agli Internet point pubblici situati negli uffici postali, dove le attività online possono essere monitorate più facilmente. «Abbiamo un accesso limitato alla rete per colpa dell’embargo Usa contro l’isola», ripete da anni il governo cubano. Che non potendosi collegarsi alla dorsale sottomarina in fibra ottica che corre dodici miglia al largo dei cayos di Cuba, è costretto ad usare i ben più costosi collegamenti satellitari che l’allacciano al Web via Canada, Cile e Brasile.
I DISSIDENTI: «TUTTE SCUSE» - Ma secondo i dissidenti è tutta una scusa per mantenere il controllo totale sulla rete, attraverso software che avvertono la polizia qualora rilevi parole-chiave «sovversive». Il regime si adopera da anni perché giornalisti indipendenti e dissidenti non abbiano accesso ad Internet: per loro comunicare con l'estero è a dir poco rischioso. Scrivere articoli controrivoluzionari su siti esteri può portare in carcere per 20 anni. E cinque anni sono previsti per chi si collega ad Internet illegalmente. Ciò spiega come mai la maggior parte dei blogger è costretta a usare pseudonimi o a scrivere coperta dall’anonimato.

NUOVO V-DAY URGE

da Tiscali sport
È il 9 febbraio del 2005 e Luciano Moggi è in difficoltà a causa dell'intervista di Repubblica a Ermanno Pieroni, ex braccio presidente dell'Ancona. Personaggio assai discusso, Pieroni denuncia il marcio di un mondo di cui ha fatto parte e che in un primo tempo l'ha prima arricchito ma poi rovinato.
Il suo obiettivo è Big Luciano, il quadro che ricostruisce è molto simile a quello che sta emerso in questi giorni. Moggi pensa allora di rivolgersi al vecchio amico Clemente Mastella, affinché intervenga pubblicamente in sua difesa.
Una segreteria mette in contatto Pietro De Angelis, addetto stampa dell'attuale ministro della Giustizia, e Luciano Moggi. De Angelis sostiene di parlare per contro del suo principale. Il testo della telefonata (intercettata dalla polizia giudiziaria per conto della Procura di Napoli), effettuata alle 18 e 19, è il seguente:
Moggi: Pronto?
Donna: Presidente Moggi, buona sera! Le passo il Dottor De Angelis… addetto stampa del Presidente Mastella!
Moggi: Si grazie! Donna: Grazie!
De Angelis: Pronto?
Moggi: Sì, pronto!?
De Angelis: Eh…dottor Moggi, sono De Angelis!
Moggi: Salve De Angelis!
De Angelis: Mi diceva Mastella (inc.) di fare una cosa… però poiché io conoscevo poco la situazione le… avrei preparato una cosa di questo genere…
Moggi: Si!
De Angelis: Clemente mi diceva appunto di leggergliela… se stiamo fuori o no!… Tro… è Mastella che parla eh? (inc.) messaggio!
Moggi: Si! Si!Si! Si!
De Angelis: "Trovo poco corretto lanciare accuse, per altro senza l'onere della prova, attraverso l'intervista ai giornali … così il segretario dei popolari Udeur, Clemente Mastella commenta la polemica innescata dalle accuse dall'ex presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni contro Luciano Moggi. Il calcio sta vivendo una lunga stagione di grave crisi e le insinuazioni contro il direttore generale della Juventus rappresentano un altro colpo mortale ad uno sport sul luogo del tracollo. Si tratta di affermazioni molto gravi che avrebbero meritato da parte di Pieroni un momento di maggiore riflessione ed è sospetto che vengano rilasciate mentre è in corso un'inchiesta giudiziaria che riguarda proprio l'Ancona".
Moggi: No! No! Diciamo che lui è stato rinviato a giudizio eh!
De Angelis: Eh, ma è stato già rinviato a giudizio?
Moggi: Si! Si! E' stato rinviato a giudizio per bancarotta …sia per l'Ancona e che…
De Angelis: "Ed è sospetto che vengano rilasciate mentre…"
Moggi: E lui è stato rinviato a giudizio… e per bancarotta…
De Angelis: Ma lui quando è stato rinviato a giudizio?
Moggi: Eh! in questi giorni!
De Angelis: Perché su Repubblica di oggi, vedevo che … eeeh… è un'indiscrezione… non è certa! Moggi: E va bene.
De Angelis: Questo glielo dico per evitare querele… questo è (inc.)
Moggi: Si… no! No! Anzi (inc.). E comunque…e comunque, lui è stato rinviato a giudizio per bancarotta sia per il Taranto…
De Angelis: Se comunque così può andare…
Moggi:…sia per il Taranto che…no…
De Angelis: Bisogna mettere qualcos'altro? Mi dica!
Moggi:(inc.) Nesi e Gallo hanno fatto un tipo di discorso di questo genere!
De Angelis: Umh!
Moggi: Dunque… eeeh… è antiestetico che praticamente un… eh… un soggetto del tipo di Pieroni… ora io te lo dico a grandi linee (inc.)…
De Angelis: Si! Si!
Moggi: Possa… possa avere spazi nella Rai … inserti… in quotidiani di importanza nazionale… in pratica anche tenendo conto dell'attuale situazione del… del medesimo, che è in… è stato… eh… giudicato… eh… è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta e… con truffa allo Stato… però poi magari questa anche se non ce lo vuoi (inc.) di mezzo non ce lo mettemo… (...)
De Angelis: Ho capito! Va bene!
Moggi: Che poi… che poi la realtà è questa! E poi finiva dicendo che però… dunque… questa volta…il me…la giustizia è stata molto più felice dei mezzi di informazione perché di solito i bancarottieri… eeh… fuggono nei… nei panfili… e lui in pratica gli è stato… gli è stato portato via il panfilo… è rimasto… così hanno… hanno messo…
De Angelis: E d'accordo…(inc.) Va bene?
Moggi: Mi raccomando la faccia subito… poi magari avvisi anche i giornali che…
De Angelis: E certamente! Certamente! Certamente!
Moggi: Grazie eh!
De Angelis: Va bene! Prego…
Moggi: Arrivederci!