lunedì 15 ottobre 2007

CONSIDERAZIONI SUL V-DAY

di Paolo Barnard
Sta accadendo che noi, la Società Civile Organizzata di questo Paese, ci stiamo facendo annullare dai metodi e dalle strutture di rapporto di alcune personalità divenute nostri leader, e dal fumo negli occhi che costoro sono riusciti a soffiarci. Siamo ridotti oggi a poca cosa, ci stiamo auto consegnando all’irrilevanza, nonostante l’apparenza sulla superficie sembri dimostrare l’esatto contrario. Eravamo invece l’unica speranza rimasta a fronteggiare il trionfo internazionale del Sistema massmediatico e neoliberista, davvero l’ultima spiaggia. L’annullamento di quella speranza è per me una tragedia enorme, ma è indicibilmente più tragico che questa rovina si stia consumando per mano dei nostri stessi leader alternativi e con il nostro pieno ed euforico consenso. Questo, mentre il Sistema se ne sta tranquillo a guardare in piacevole stupore.
E’ accaduto che noi, gli antagonisti, abbiamo riprodotto al nostro interno le medesime strutture del Sistema che volevamo contrastare.
L’annullamento verticale.
Anche fra noi dilaga oggi la struttura chiamata Cultura della Visibilità, che è la cultura dei Personaggi, cioè dei Vip, e che nel nostro caso è rigorosamente alternativa, certo, ma sempre identica all’equivalente struttura del Sistema massmediatico. E cioè la nefasta separazione fra pochi onnipresenti famosi, e tanti seguaci. Ne siamo pervasi totalmente. I nostri Personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile Organizzata e la speranza che essa rappresenta. Ecco come:
1) I Personaggi, ponendosi come tali, inevitabilmente ci trasmettono la sensazione di sapere sempre più di noi, di poter fare più di noi, di contare più di noi, di aver sempre più carisma di noi, più coraggio, più visibilità. E più sapere, capacità, importanza, carisma, coraggio e visibilità noi gli attribuiamo meno ne attribuiamo a noi stessi. Il paragone inevitabile fra la nostra (generalmente fragile) autostima e l’immagine di ‘grandezza’ dei Personaggi, fra il nostro limitato potere e quello invece di chi è famoso, è ciò che finisce per annullarci. Tantissimi di noi infatti pensano “ma da solo cosa posso mai fare? cosa conto? chi mi ascolta?”, e in sol colpo ci auto annulliamo. Smettiamo così di pensare e di agire autonomamente e corriamo ad affidarci ai suddetti Personaggi, che prontamente ci forniscono un pensare e un agire preconfezionati, che noi fotocopiamo in un’adesione adorante e acritica. E questa è, insieme, una rovina per noi e la salvezza del Sistema, per le ragioni che esporrò a breve.
Riguardatevi la folla del V-day di Bologna e ragionate solamente su tutte quelle mani alzate e sulle ovazioni. Cosa trasmettevano se non una colossale attribuzione di potere a coloro che cavalcavano quel palco? Abbiamo così ricreato una verticalità e nuove Caste. E’ tutto lì, la cosa peggiore è proprio questa. La loro imponenza, cultura, e visibilità rimpiccioliscono noi, che deleghiamo loro praticamente tutto. E infatti in assenza dei personaggi, delle loro analisi e delle loro iniziative, la maggioranza di noi diviene inerte, anzi, scompare. Ecco perché le migliaia di noi che si riversano nelle piazze ogni anno sembrano regolarmente sparire nel nulla all’indomani. Ecco perché questa Società Civile non cambierà alcunché.
Beppe Grillo, come tutti i trascinatori, fa crescere (o piuttosto fanatizza?) alcuni suoi attivi seguaci ma contemporaneamente svuota centinaia di migliaia, ed ecco il fumo che egli ci getta negli occhi quando ci convince invece che tanto sta accadendo. E non fatevi ingannare dal fatto che i nostri Personaggi denunciano cose spesso sacrosante, o che alcune loro iniziative sono anche benefiche. Questo vi oscura una visione più obiettiva, poiché siete assetati di qualcosa che finalmente spezzi il Sistema e vi gettate con entusiasmo sulla prima offerta disponibile che ‘suoni’ come giusta. Ma il giusto che costoro invocano e operano è ben poca cosa di fronte al danno che nell’insieme (e più o meno consapevolmente) essi causano attraverso l’annullamento di così tanti. Esattamente come nel caso, a voi noto, dell’ingannevole giustezza e natura benefica dei cosiddetti aiuti al Terzo Mondo: ineccepibili e sacrosanti all’apparenza, ma nella realtà essi sono la vera causa della rovina e della morte di milioni di derelitti nel mondo.
2) Tutti i sopraccitati Personaggi, dai comici ai preti ai giornalisti, hanno dato l’avvio in Italia a una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione, ovvero la febbre della denuncia dei misfatti politici a mezzo stampa o editoria, con tanto di pubblici inquisitori che ne sfornano a ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo serva a cambiare l’Italia. Eppure, che la politica italiana fosse laida, ladra e corrotta, milioni di italiani lo sapevano benissimo già prima che molti di questi industriali dell’indignazione nascessero, e assai poco è cambiato. Allora, a che serve procedere compulsivamente ad aggiungere denuncia e denuncia e indignazione a indignazione? In realtà questo modo di agire serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che accade. E badate bene che è proprio questa auto assoluzione scodellataci dai nostri Personaggi che ci annulla ulteriormente, poiché ci impedisce di imbatterci nell’unica verità in grado di farci agire, e cioè che alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra. Direbbe Truman: The buck stops here.
La vera Casta in Italia sono i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, quelli che ogni cinque anni consegnano masse di potere a pochi rappresentanti e poi si occupano solo dei fatti propri (come affidare a un bambino le chiavi del magazzino della Nutella e non controllarlo più, e poi lamentarsi che il bimbo ha finito col papparsela tutta). Ma anche quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono 'belle anime' in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l'istrione egomaniacale di turno, ma che chissà perché non compaiono mai nei luoghi del grigio vivere quotidiano a fare il lavoro noioso, paziente, un po' opaco dell'impegno civico, del controllo sui poteri, della partecipazione continua, del reclamo incessante di standard morali e democratici, e della creazione di consenso fra la vera Casta.E invece a braccetto con l’industria della denuncia e dell’indignazione ci auto assolviamo e ci ri-annulliamo. Si doveva fare altro.
La struttura orizzontale.
Solo Fonti, non Star. Dovevamo invece essere aiutati a crescere per divenire ciascuno singolarmente il Personaggio di se stesso, il Leader di se stesso, il Travaglio-Grillo-Ciotti-Zanotelli ecc. di se stesso. Dovevamo imparare a ‘scrivere’, ciascuno di noi a suo modo, il ‘libro’ della propria denuncia dei fatti e della propria analisi accurata dei fatti, dovevamo imparare a fare ogni giorno il nostro personale Tg, ad essere i presidenti del consiglio di noi stessi, i politici di noi stessi, unici e soli referenti di noi stessi, a credere solo nella propria verità, senza mai, mai e mai aderire acriticamente alla verità di alcuno, chiunque esso/a sia, qualunque sia la sua fama, provenienza, carisma o potere. Ciascuno di noi sul proprio palco, sotto i propri riflettori, in prima serata, non importa quanto colti, quanto intelligenti, quanto connessi, poiché l’unico motore del nostro agire doveva essere la fede nell’insostituibile importanza di ciascuno di noi.
Non dovevamo permettere la nascita di Star alternative perennemente citate, adorate, ospitate in tv, inseguite nelle piazze fin al delirio da stadio, e detentori del ‘cosa si deve fare’, se non addirittura dell’organizzazione nostro futuro. Semmai esse dovevano invece fungere da semplici individui che si mettevano a nostra disposizione unicamente come fonti. Semplici fonti, da consultare con sana distanza, da usare come si usa Google, ovvero pagine fra le tante di una enciclopedia che può esserci utile ma il cui ruolo doveva rimanere più modesto. A scintillare non dovevano essere i Grillo e i Travaglio, doveva essere ogni singola persona comune, per sé, in sé. Tutto ciò, in un rapporto sempre e solo orizzontale.
Solo il percorso sopraccitato avrebbe garantito la nascita di un insieme di cittadini capaci di agire sempre, indipendentemente da qualsiasi cosa, capaci di combattere anche da soli, anche in assenza dei trascinatori, per sé e con sé, dunque potenti, affidabili e durevoli, sani in una dialettica sociale sana. Gente in grado di analisi attente e indipendenti di ogni evento, alla ricerca della giusta soluzione, e che mai si farebbe trascinare dall’errore fatale dell’adesione acritica all’analisi di qualcun altro.
Il gregge e il precipizio.
Fra i nostri Vip alternativi si agitano alcuni personaggi meschinamente in malafede, ed è davanti agli occhi di tutti. Altri sono meno equivoci, ma tristemente incapaci di vedere una verità che vale la pena ripetere: non possono incitare le persone ad agire mentre, per i motivi sopraccitati, li svuotano della capacità di agire. Il V-day e i suoi Vip hanno offerto uno spettacolo indecente quando incitavano la cittadinanza a fare politica dopo averla per anni annullata fino all’intontimento. Ed eccolo l’intontimento risultante: sentiamo e accettiamo da costoro cose che solo pochi anni fa ci avrebbero fatto trasecolare e indignare, come:
- le proposte di omologazione culturale degli immigrati che neppure Le Pen ha mai fatto; - l’esaltazione del criminale di guerra Tony Blair come leader illuminato (sic) e della Fallaci come “unica vera giornalista italiana”; - la schedatura del DNA; - l’assoluzione delle condotte disumane e dei crimini internazionali d’Israele perché “sappiamo di cosa sono capaci gli arabi”; - l’inammissibile retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi; - e poi guazzabugli sgangherati di concetti come democrazia e partecipazione, con, solo per citare un esempio recentissimo, sconsolanti assurdità come questa (profferta da una fra i nostri idoli in prima serata): “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni inchiesta di Report non accade mai nulla!”. E’ desolante che questa opinion leader alternativa confonda una trasmissione Tv col risultato di un referendum. E’ a questo livello di competenza che affidiamo le nostre convinzioni? E non si tratta di bazzecole; immaginate solo come avrebbe ironizzato quella stessa opinion leader se Calderoli avesse detto “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni denuncia della Padania non accade mai nulla!”. - cadute di stile terribili, come l’augurio di morte al politico urlato dal palco e accolto dall’applauso scrosciante (sic) del pubblico dei ‘giusti e nuovi cittadini’; - tirate isteriche all’insegna del miglior imperialismo culturale in pieno stile Bush/Huntington spacciate per difesa dei diritti umani e della legalità in Afghanistan; - intolleranza ed esclusione delle opinioni dissidenti espresse dall’interno da parte dei grandi paladini anti imperialisti come Lettera 22 o Peacereporter o il Manifesto, o Diario, o Liberazione o Radio Popolare, esattamente come accadrebbe su Libero, il Foglio, Matrix o a Porta a Porta; - il noto programma d’inchiesta “coraggioso” che sopravvive e prospera 4 anni in prima serata Tv sotto il governo Berlusconi, mentre il noto ‘oppositore del regime’ pontifica che “chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha….”, salvo poi rifiutarsi con spregio e arroganza di spiegare questa contraddizione; - il giornalista moralizzatore che salta dalla RAI a Mediaset alla RAI al parlamento europeo a suon di denaro pubblico e con mandato popolare, per poi dire grazie tante e piantarci in asso per riprendersi il suo giocattolo preferito alla faccia del nostro mandato e dei nostri soldi; - il quotidiano ‘diverso’ e i suoi fans che abbracciano l’eroe Calipari perché ha salvato una di loro, ma che alla domanda “cosa avreste detto di questo ‘sbirro’ se fosse morto salvando Quattrocchi o Agliana?” si rifiutano sia di rispondere che di aprire una riflessione tremendamente importante; - i preti attivisti che chiedono ai potenti del mondo il ripudio, senza se né ma, dell’imperialismo, del capitale selvaggio, dei mercati di armi, delle mafie, in quanto irriformabili e osceni, ma che non accennano ad alcun ripudio senza se né ma del loro Vaticano, non meno irriformabile e osceno; - gli insulti a raffica come strumento dialettico del nuovo Guru, in totale sintonia con le dialettiche ‘celoduriste’; - il pressappochismo delle denunce, le sparate nel mucchio, l’urlo come garante di affidabilità di un’affermazione, che ha rimpiazzato del tutto l’analisi critica con cui dovremmo sezionare ciascuna affermazione prima di promuoverla a verità. E tanto, tristemente, altro.
E noi in deliquio per questa roba, la chiamiamo rivoluzione, democrazia, giustizia.Ma proprio più nessuno si sta rendendo conto che il V-day è stato lo scioccante apogeo di questa disastrosa deriva? O che Beppe Grillo è andato fuori di testa, detto come va detto, che si sente e si pone come l’Unto del Signore che salverà l’Italia (vi ricorda qualcuno?). Quell’uomo dilaga e straripa e mescola e pasticcia e spara e si contraddice e impera e fa e disfa, e persino delira di un futuro a sua immagine per tutti, e ce lo sta imponendo a urli e insulti. Noi persone civicamente impegnate siamo finiti a berci tutto questo senza neppure più vederlo. E il pericolo è che un affidamento così sciagurato a figure così ipertrofiche con tali metodi e con quella struttura di relazione verticale ci sta portando tutti insieme nel baratro, al loro seguito.
I sonni tranquilli del Potere.
Vi prego di riflettere. Credete veramente che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva? Ma credete veramente che coloro che in soli 35 anni hanno saputo ribaltare due secoli e mezzo di Storia, coloro che hanno reso di nuovo plausibile l’inimmaginabile nella quotidiana vita di 800 milioni di cittadini occidentali, coloro che muovono 1,5 trilioni di dollari di capitale al giorno, coloro che tengono ben salde nelle loro mani tutte le leve della nostra Esistenza Commerciale stiano perdendo anche un singolo secondo di sonno per noi e per i nostri Guru? Ma avete un’idea di come lavorano questi? Dovete capire, proprio visualizzare, il potere di chi è riuscito in un attimo della Storia a compattare migliaia di destre economiche eterogenee sotto un’unica egida e sotto un pugno di semplicissime ma ferree regole, per poi travolgere il pianeta ribaltandolo da cima a fondo. Il Potere è ed è stato coeso, annullando ogni individualismo fra i potenti, è ed è stato disciplinato all’inverosimile, ossessivamente preciso in ogni analisi, immensamente competente, sempre silenzioso, al lavoro 24 ore su 24 senza mai un respiro di pausa, comunicatore raffinato, con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali. Aprite gli occhi. Secondo voi questa immensa macchina infernale può preoccuparsi dell’incedere di un nugolo di personaggi o istrioni più o meno credibili con al seguito una minoranza di adepti/fans/seguaci persi nell’ingenua buona fede quando non già del tutto disattivati dei loro stessi leader? E allora capite la mia disperazione nel vedere che forze già così fragili e sparute come le nostre vengono eviscerate e si fanno eviscerare dall’interno? Vi prego, fermatevi, fermiamoci tutti.
L’unica speranza.
Dobbiamo fermarci, fermare tutta la nostra macchina di oppositori civici, Movimenti inclusi, e guardarci dentro. Forse non siamo tanto migliori o differenti dal Sistema che vorremmo contrastare, dalle persone che tanto detestiamo. Forse abbiamo replicato il loro sciagurato modello di rapporti, e per alcuni dei nostri leader alternativi vale la considerazione di Brecht che “Il nemico talvolta marcia alla vostra testa”. Io ho suggerito una strada, che è quella descritta precedentemente, e cioè il percorso di crescita individuale in consapevolezza e in autostima di ciascuna persona in assenza di Guru e di Vip, e in assoluta orizzontalità critica. Ma con un’aggiunta: è ora di piantarla con questa febbre autoassolutoria nutrita dall’industria della denuncia per nutrire le sue Star e che paralizza noi.
Lo sappiamo già alla nausea cosa non va, basta

venerdì 12 ottobre 2007

SVENDOPOLI

Da l'Espresso


Per capire 'svendopoli' bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni.
Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa. Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l'appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l'uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l'ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all'ufficiale giudiziario che chiede l'intervento della forza pubblica. "Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione", spiega Davide Morchio, "ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un'ingiustizia". Anche l'immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l'operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro).Casini partecipa all'atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell'atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l'acquisto è 'molto conveniente'. Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l'acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.
Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all'ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l'ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro.
Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell'Udeur anche lui) c'era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l'appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall'ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino. Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro).
E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini. Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d'occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all'Eur.
Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino e Luciano Violante. L'ex magistrato torinese ha pagato con la moglie 327 mila euro nel 2003 un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti.Nicola Mancino ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio.
Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l'appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell'Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato 'il Cremlino' per l'alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro.
Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) le parlamentari Franca Chiaromonte e Maura Cossutta hanno stipulato un atto collettivo per due appartamenti in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila e 165 mila euro.
Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell'Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage.
L'anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l'ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro.
L'ultimo è stato Franco Marini. Il presidente del Senato ha stipulato il rogito il 23 aprile scorso. Un milione di euro per aggiudicarsi la casa assegnata alla moglie dall'Inpdai in via Lima: due livelli per 14 vani nel cuore dei Parioli. Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l'oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore Udc Francesco Pionati.
L'uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L'appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un'inezia. L'allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell'Udc avevano presentato pure un'interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza.

LA VITA DELUXE DEL COMPAGNO FAUSTO

di Luca Telese
Cravatte griffate, e sgraffignate. E, per di più, alla Terza Autorità dello Stato, sua eccellenza Fausto Bertinotti. Fantastico: non è un gioco di parole, non è uno scherzo, è tutto vero. E i lettori per una volta ci scuseranno – quindi - se su questo giornale solidamente e montanellianamente legalitario, per una volta si tesse l’elogio di un esproprio “proletario”, o - meglio ancora – di un “esproprio presidenziale”. Perché merita sicuramente un premio l’anonimo compagno che venerdì scorso, nella sede di Rifondazione in via Barberini, ha eroicamente trafugato cinque cravatte della collezione “Autunno inverno” - confezione esclusiva con cucitura a mano - inviate in omaggio da uno degli stilisti più à la page della moda milanese, Luca Roda, al presidente della Camera che (un tempo) si commuoveva per gli operai e per gli scioperi, e che (adesso) si deprime per l’assortimento del proprio guardaroba. Una volta esplorati questi dettagli, dunque, è chiaro che il fatto non può essere degradato alla volgare fattispecie del furto, ma deve essere elevato al rango più alto del gesto pedagogico ed educativo. Una sottrazione di cravatte – cinque, tre regimental in seta, su toni di blu e rosso, due in cachemire - celebrata con discrezione ed eroico tempismo, non per nuocere a Bertinotti, ma sicuramente per aiutarlo a ravvedersi. Non per invidia, dunque, ma in fondo per amore.L’anonimo compagno che si è visto arrivare nella sede del partito l’elegante scatola bianca con carta crema e cordoncino beige chicchissimo, infatti, ha provveduto a far sparire prontamente i reperti sartoriali che testimoniavano un ennesimo segnale di cedimento dell’ex “subcomandante” Fausto alle mollezze del Palazzo. A fare lo scoop è stato il Corriere della sera, che ieri però, ha nascosto l’esilarante cronaca di Giovanna Cavalli nientemeno che a pagina 13. Meraviglioso anche l’epilogo riferito dalla brillantissima firma di via Solferino. Bertinotti, dopo aver chiamato lo stilista contrariato (“Sai, mi è successa una cosa spiacevole...”) non si è lamentato per il danno pecuniario (circa 600 euro, quisquilie), ma per la sede in cui si è celebrato. E incurante dell’avvertimento, non ha cercato l’anonimo per festeggiarlo e ravvedersi, ma ha chiamato l’atelier sulla riva del Garda, per chiedere che il prossimo pacco non sia recapitato nell’ormai insicura sede di Rifondazione, ma al più istituzionale e rassicurante ufficio postale di Montecitorio. Un segnale simbolico - a ben vedere - di un cambio di ragione sociale. Certo, l’anonimo compagno pedagogo, ha più di un motivo per giustificare il suo gesto. Da tempo Bertinotti ha avviato una operazione di mutazione tanto straordinaria quanto interessante. Dapprima l’acquisto della villa con piscina a Massa Martana, che noi consideriamo molto confortevole, ma che il vecchio Bertinotti (il ragazzo di Varallo Pombia che si appassionava alla lotta di classe e non firmava i contratti), avrebbe considerato sconveniente. Stavolta Fausto ha firmato il contratto, e celebrato il rogito. Poi c’è stata la dimessa visita al monte Athos, molto discreta e quasi mistica (peccato che celebrata davanti ad una telecamera del Tg1). Quindi abbiamo seguito la polemica di Donna Lella Fanio in Bertinotti - la first lady! – che il 24 agosto ha scritto furibonda a La Stampa per protestare contro una battuta irriguardosa del comico Bertolino, che era arrivata a fare del sarcasmo su un pranzo mondano con Valeria Marini. Quindi si era aggiunta la capziosa polemica sui presunti “aerei blu” del presidente della Camera, tutto per un innocente volo di Stato che ha accompagnato Bertinotti nella sua sede di vacanza in Bretagna (e che sarà mai), e le malizie del mitico Magazine di Maria Luisa Agnese, che si è divertito ad almanaccare uno straordinario scambio di cortesie. Quando Bertinotti si era ritrovato appiedato in Egitto (per via di uno stop di manutenzione del suo aereo), il munifico presidente Mubarak, gli ha dato un passaggio con il suo aereo di Stato, permettendogli di visitare, malgrado il contrattempo, Karnak e Luxor (tecnicamente si tratta pur sempre di “avio-stop”, roba da beat generation). E quindi l’ultima malignità. Perfida, perché accostata a ciò che un uomo ha di più sacro. La sottolineatura greve di chi aveva notato una elegante omissione nel bollettino medico sulla rimozione della prostata presidenziale. Bertinotti si era operato “in una clinica romana”, ci informava l’ufficio stampa di Montecitorio, trascurando – giustamente – il dettaglio morboso che Fausto, grande sostenitore del sistema sanitario nazionale, lo aveva fatto in una clinica privata. La sfortuna voleva che l’eroico Giuliano Amato, follemente spericolato, solo due giorni dopo si fosse affidato (per il medesimo intervento) a una struttura pubblica: il policlinico di Tor Vergata. La vicinanza dei due eventi chirurgici, aveva fatto nascere, in Transatlantico, la distinzione capziosa e certo irriguardosa fra “prostata socialista” (Amato) e “prostata presidenziale” (quella di Berty). Così, al presidente della Camera, molto sommessamente, vorremmo consigliare di non cambiare indirizzo, di tornare l’uomo che scriveva a il Messaggero meticolose lettere di smentita su illazioni vergognose (“Non ho mai comprato nessun maglione cachemire, ne ho uno solo, che mi è stato regalato da un gruppo di compagne”) e tornasse nel “covo” di via Barberini, la sede del suo partito, per un gesto esemplare. Farsi restituire il cachemire espropriato: ma perdonare il compagno pedagogo che ha provato inutilmente a redimerlo.

L'ALTRA CASTA

di Francesco Grignetti
E’ una ben strana Casta, quella dei magistrati italiani, che presiede a una Giustizia, che, sono loro a dirlo, è comatosa, sfasciata, terremotata. Un po’ fa ridere, e un po’ piangere, il sarcasmo di Francesco Greco, celebre pm milanese, quando dice che in Italia le procedure per arrivare a un divorzio a volte sono impossibili «e allora è più facile uccidere la moglie». Già, le famose cause infinite per ottenere giustizia in sede civile. «L’apparato giudiziario sembra la spiaggia di Phuket dove è passato lo Tsunami». L’ arretrato, nel civile come nel penale, è infinito. Strabocchevole il numero di cause penali che finiscono nel nulla per sopraggiunta prescrizione. Ma lì c’ entra una famosa leggina approvata dal centrodestra, la ex Cirielli, che taglia drasticamente i tempi per arrivare a una sentenza. E se poi i giudici non ce la fanno, chissenefrega. Mica sempre. Racconta ancora Francesco Greco, sempre più sarcastico: «L’inchiesta su Parmalat l’abbiamo chiusa in tre mesi. In America, l’inchiesta su Enron l’hanno fatta in cinque anni. E come è noto, io ho stipendi e stock option eccezionali... Ma quelli che lavorano con me, stanno sui mille euro al mese». E allora, ripercorrendo il paradosso di Francesco Greco: i diecimila magistrati italiani sono di sicuro una Casta, ma molto particolare. I chiari e gli scuri sono portati all’eccesso. Vi si accede per concorso pubblico e quando qualcuno vuole offenderli in blocco, li definisce «modesti funzionari pubblici». Se c’è desiderio di visibilità, però, le occasioni non mancano. Gli stipendi di media non sono così alti, in compenso le ferie sono lunghe e nessuno vigila sugli orari. Non mancano casi clamorosi di imboscamento, oppure, all’opposto d’impegno sovrumano. Le carriere sono autogestite e i giochi di corrente hanno un peso immenso. E il potere... Il potere è immenso. Il tema della discussione è noto: vincono un concorso pubblico e dopo qualche mese hanno la potestà di arrestare un cittadino. E se c’è di mezzo un giudice- ragazzino, poi, è garantito un sovrappiù di polemica. Sono considerati «nemici» dei politici. Ma la politica è una tentazione per molti. A destra come a sinistra. Sono magistrati in prestito al Parlamento sia Anna Finocchiaro che Felice Casson, Massimo Brutti e Gerardo D’Ambrosio (Ulivo), ma anche Peppino Di Lello (Rifondazione), Nitto Palma (Forza Italia) o Alfredo Mantovano (An). Avere un giudice nelle liste elettorali è un fiore all’ occhiello per ogni partito. Tanti, come Giuseppe Ayala, sono poi rientrati nei ranghi della carriera. Altri hanno gettato la toga alle ortiche. Antonio Di Pietro è in pensione. Carlo Palermo svolge il suo lavoro di avvocato. Curioso contrappasso: sono proprio questi ex magistrati quelli che fanno più arrabbiare i colleghi in servizio. Casson e Di Lello sono stati i più inflessibili nell’ indurire le incompatibilità tra pm e giudice, i quali, da ora in poi, se passano da una funzione all’altra, dovranno trasferirsi di regione. Al vertice ci stanno quelli che vestono di ermellino. Non c’è nessun’altra cerimonia che dia il segno di una Casta come l’inaugurazione di un Anno giudiziario. Nei corridoi della Corte di Cassazione procedono maestosi in corteo con il tocco e la toga rosso scarlatto, un messo che li precede, le autorità ad attenderli in piedi. All’opposto ci sono i giovani. Sotto i quarant’ anni sono in tremila circa: se la devono cavare con un buono pasto da 4,6 euro al dì, non hanno macchina di servizio né benefit, si sentono la «carne da macello» del sistema. «Non si sbaglia ad affermare che molti colleghi di prima nomina in certe realtà metropolitane stentano a mantenere una vita dignitosa», denunciava qualche tempo fa un sostituto procuratore a Napoli, Catello Maresca. Ecco, se si guarda ai gradini bassi della piramide, in effetti appare come una Casta impoverita. L’Istituto nazionale di previdenza e mutualità fra magistrati italiani prevede «sussidi» da 52 euro per acquisto di occhiali, «una tantum» da 1.033 euro in caso di morte, «premio» da 516 euro agli orfani, fino al toccante dono della toga ai primi tre classificati del concorso. Gli altri, la toga, se la devono comprare da sé. Epperò, se si risale per li rami della carriera, si scopre che le cose cambiano presto. Gli stipendi s’irrobustiscono. E sono gli unici in Italia a lavorare fino a 75 anni. «Un limite - racconta Livio Pepino, membro del Csm, leader di Magistratura democratica - che anch’io trovo eccessivo. Ma non si può eliminarlo di colpo. Ci troveremmo gravemente scoperti; salterebbero 500 magistrati». Loro, i giudici, dopo l’epica battaglia contro il governo berlusconiano, si sentono ancora sotto assedio. Per puro accanimento, denunciano, dall’anno scorso gli sono stati decurtati di un terzo gli adeguamenti che spettavano loro per legge. Per reazione, hanno deciso una severa moralizzazione interna. Negati a tutti (salvo che al Consiglio di Stato) gli incarichi extragiudiziali e gli arbitrati. La legge Mastella sull’ordinamento, poi, sta per trasformare radicalmente la geografia interna del potere. Ogni capoufficio, o vice, decadrà automaticamente dalla carica dopo otto anni. Sono già sotto sfratto in 340 tra procuratori capo, aggiunti e presidenti di tribunale. C’è una frattura generazionale che scuote molti palazzi di Giustizia. Vedi Catanzaro o Potenza. E c’è una questione femminile: le donne sono il 41 per cento dei magistrati, ma solo il 4 per cento dei dirigenti.

CASO UNIPOL-BNL-DS

Sul caso Unipol-Bnl-Ds, al di là delle legittime critiche al gip Clementina Forleo, non può negarsi che almeno due dei tre esponenti Ds sorpresi al telefono con Giovanni Consorte non siano stati semplici “tifosi” della scalata Unipol alla Bnl, ma qualcosa di più.
Il 6 luglio 2006 Consorte ha il problema di accordarsi con il socio forte di Bnl, Francesco Gaetano Caltagirone, editore, costruttore, padre adottivo di Casini e capofila dei “contropattisti” Ricucci, Coppola, Lonati, Statuto e Bonsignore. E dice a Latorre: “L'ingegnere (Caltagirone, ndr) e i suoi accoliti si sono defilati [...]. Io domani ho l'incontro con loro alle sei, alle otto ti chiamo e ti dico come va a finire”.
Latorre, che in teoria sarebbe un parlamentare Ds e non un uomo d’affari, propone: “Ma che deve fare una telefonata Massimo (D'Alema, ndr) all'ingegnere (Caltagirone, ndr)?”.
Consorte: “È meglio che Massimo fa una telefonata. Perché a questo punto se le cose non vengono fatte, si sa per colpa di chi”.
L’indomani, puntualmente, Caltagirone e i contropattisti si accordano con Unipol. Missione compiuta. E’ “tifo” questo? E’ “informarsi”? O è partecipare a una scalata che i magistrati ritengono illecita in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa?
Qualche giorno dopo, 14 luglio 2005, D’Alema riparla con Consorte: “Ho parlato con Bonsignore, che dice cosa deve fare, uscire o restare un anno… Se vi serve resta (azionista della Bnl, ndr)… Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico”.
Consorte:“Chiaro, nessuno fa niente per niente”. Ecco: trattare pacchetti azionari con un socio della Bnl come Vito Bonsignore, fra l’altro eurodeputato dell’Udc e pregiudicato per corruzione, in cambio di misteriosi e finora inspiegati “tavoli politici a latere” che cos’è?
Tifare, informarsi, o partecipare – in palese conflitto d’interessi tra politica e affari - a una scalata che i giudici ritengono illegale in quanto occulta, compiuta prima del lancio dell’Opa, non è legale.
Si è detto che la Procura non ha iscritto i parlamentari Ds nel registro degli indagati, mentre il Gip, “invadendo il campo” dei pm, li accusati di complicità in un “disegno criminoso”.
Ma non c’è alcun contrasto tra gip e pm milanesi, come ha detto il procuratore Francesco Greco al Sole 24 ore: “La nostra scelta è stata di non far nulla nei confronti dei parlamentari (non iscriverne ancora nessuno sul registro degl’indagati, ndr) finchè le Camere non avessero dato l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche che li riguardano. E da questo punto di vista la Forleo ci dà ragione”.
Del resto, anche se pochi se ne sono accorti, nella richiesta di autorizzazione all’uso delle telefonate intercettate del caso Unipol-Bnl inoltrate dalla Procura al Gip Forleo il 10 luglio 2007 (a firma del pm Luigi Orsi), si legge che questa è finalizzata a indagare sull’“aggiotaggio manipolativo e informativo” commesso da “Consorte, Sacchetti, Cimbri, Fiorani e Boni (…) in concorso fra loro e con altri da identificare” perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, attivavano una scalata occulta alla Bnl e compivano atti concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria della Bnl ed in particolare, mentre negavano reiteratamente e specificamente al mercato di condurre la scalata a Bnl, rastrellavano pacchetti di azioni Bnl (…), disponevano acquisti a nome e nell’interesse di altri soggetti ad essi collegati (…), e finalmente il 18 luglio 2005 coordinavano ed eseguivano i plurimi contratti in virtù dei quali veniva formalizzato il passaggio delle azioni già proprietà dei soci di Bnl definiti ‘contropattisti’ (Caltagirone, Coppola, Statuto, Lonati, Grazioni, Bonsignore) ai soggetti legati alla ‘cordata Unipol’ e rendevano pubblico il concerto che non si era costituito quel giorno, ma preesisteva quanto meno dalla metà di giugno 2005. Così provocavano una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria della Bnl e ciò in ragione dell’effetto che detta occulta attività determinava in più direzioni (…): Fatti di aggiotaggio informativo (propalazione di notizie false) e manipolativo (negoziazioni sul mercato ordinario e dei blocchi della Borsa di Milano) consumato in Milano tra il 18 marzo ed il 18 luglio 2005 (…).
Le fonti di prova che si sono sinteticamente rassegnate trovano decisivi riscontri nelle conversazioni telefoniche degli indagati, comprese quelle alle quali hanno preso parte membri del Parlamento. Ciò per la fondamentale ragione che le comunicazioni telefoniche intercettate cadono proprio nel corso del periodo in cui il reato di aggiotaggio ipotizzato si sta consumando (giugno-luglio 2005). Nel corso di queste conversazioni infatti l’indagato Consorte espone ai suoi interlocutori quello che sta facendo (…)”.
Ora, se le parole hanno un senso, i reati di aggiotaggio sono stati commessi “in concorso con altri da identificare”: e, visto che al telefono si è sempre in due, anche per i pm di Milano i possibili concorrenti nel “disegno criminoso” sono i parlamentari che parlano con Consorte. La Forleo non ha fatto altro che esplicitare questo concetto, spiegando al Parlamento perché quelle telefonate sono assolutamente necessarie per le indagini già avviate e per quelle ancora da avviare e chiarendo che, una volta autorizzate, le telefonate potranno essere usate anche contro i parlamentari interessati.
Per indagare cioè quei parlamentari, visto che le eventuali prove a loro carico sono contenute proprio nelle telefonate in questione, è necessario che il Parlamento ne autorizzi l’uso, altrimenti sono inutilizzabili.
Se anche il, Pm o/e il Gip avessero sbagliato, ciò è avvenuto perché la legge Boato del 2003 impone l’autorizzazione del Parlamento per qualunque telefonata intercettata in cui compaia la voce di un parlamentare. Tale norma è sotto il vaglio della Corte costituzionale proprio perchè viene ritenuta illegittima, riconoscendo ai parlamentari un privilegio che la Legge non consente.

giovedì 11 ottobre 2007

PERANDINI L'ACCHIAPPAFANTASMI

Ecco una notizia, apparsa oggi su tutte le testate on line, che a chi viaggia da e per Roma non piacerà certamente:
RyanAir potrebbe aprire una nuova base in Italia nei prossimi 12 mesi, indipendentemente da come finira' il negoziato con la Sea su Malpensa. Lo ha affermato l'amministratore delegato di RyanAir, Michael O'Leary, in una conferenza stampa a Milano.
Oggi la compagnia low cost opera in Italia con voli da e per Bergamo, Pisa, Roma Ciampino: "Penso che nei prossimi 12 mesi ci sara' una nuova base in Italia - afferma O'Leary - c'e' il 50% di possibilita' che sia al Sud, mi piacerebbe in un'isola, in Sicilia o Sardegna".
Ryan Air festeggia in questi giorni il raggiungimento della soglia dei 50 milioni di passeggeri trasportati dal 1998 a oggi sulle rotte italiane, lanciando una nuova promozione, con l'offerta di 1 milione di posti a 5,99 euro tasse incluse per viaggiare tra novembre e febbraio.
La compagnia aerea lamenta pero' gli ostacoli incontrati per operare in Italia, citando in particolare la situazione di Ciampino, su cui oggi si pronuncera' il Tar. "Il governo e l'Enac vogliono bloccare la concorrenza - afferma O'Leary - prima ci hanno detto che c'erano delle restrizioni sui rumori causati dagli aerei, ma noi non facciamo voli notturni e poi la nostra flotta e' la piu' moderna, poi che dovevano chiudere l'aeroporto per 5 mesi per il rifacimento della pista, ma i nostri esperti hanno detto che era perfetta".

Dobbiamo dire che è vero: i nostri amministratori locali, in testa il sindaco di Ciampino sig. Perandini, non sanno più che inventarsi per limitare i voli di questa compagnia low-cost.
Hanno dato inizio ad una forma di boicottaggio che si è concretizzata nel limitare i voli giornalieri della Ryan air da 110 ad 85 ed ora minacciando di chiudere l'aeroporto.
Forse vogliono farci spendere di più per viaggiare, costringendoci magari a scegliere l'amata compagnia di bandiera ad un prezzo almeno doppio rispetto a quello praticato dagli irlandesi.

IL CASO EUROPA 7

Conoscete tutti quante polemiche ha innescato il caso di Europa 7 e l'abuso di posizione dominante di Rete4, che sin dal 2001 doveva andare sul satellite. Lo prevedeva una legge europea cui si era dovuta uniformare, suo malgrado, anche l'Italia.

Nonostante le sentenza del TAR e del Consiglio di Stato, che davano ovviamente ragione al sig. Di Stefano, amministratore del nuovo network, a quella della Corte costituzionale (adita dal governo di allora), e da ultima a quella della Corte di giustizia europea, tutte favorevoli ad Europa7, tutto è rimasto in una situazione di stallo.

Con l'ultima finanziaria poi, in mezzo a "commi" e "convertito", si legge che il governo ha prorogato al 2012 l'occupazione abusiva da parte di Rete4 delle frequenze sul satellite di proprietà di Europa7.
Povero Di Stefano, molto probabilmente Europa7 fallirà. Il decreto (di assegnazione delle frequenze) doveva entrare in vigore nel 2001.

Non si tratta qui di un'offesa alle regole della concorrenza, ma addirittura di una violazione di norme europee di cui siamo tenuti al rispetto quale stato membro.
Un'altro successo di Confalonieri, Berlusconi, Gentiloni e Prodi che, come tutti sapete, fanno parte della stessa, unica coalizione e quindi mirano agli stessi obiettivi.
E poi si lamentano della metastasi dell'antipolitica...